Non un documento chiuso. Non uno slogan da mettere in vetrina. Questa è una traccia viva: una prima mappa di parole, diritti e domande che potrà cambiare grazie alle voci che arriveranno.
01
Orgoglio non è felicità obbligatoria
Disability Pride non chiede di sorridere davanti alla fatica, al dolore, ai servizi che mancano o alle discriminazioni. Chiede una cosa più radicale: smettere di considerare la disabilità una diminuzione della persona.
02
Non siamo lezioni morali
Le persone con disabilità non esistono per ispirare gli altri. Hanno diritto alla normalità, all'ironia, alla rabbia, al desiderio, alla stanchezza, alla gioia, alla contraddizione. Hanno diritto a essere persone intere.
03
Nessuna disabilità ai margini
Visibili e invisibili, motorie, sensoriali, cognitive, intellettive, psicosociali, neurologiche, legate a malattie rare o condizioni croniche: un Manifesto credibile deve riconoscere questa pluralità, senza gerarchie e senza cancellazioni.
04
San Marino deve guardarsi allo specchio
Accessibilità, Vita Indipendente, assistenza personale, lavoro, scuola, mobilità, turismo, caregiver e partecipazione pubblica non sono temi tecnici per pochi. Sono il modo concreto in cui una comunità misura libertà, dignità e diritti.
Temi scomodi
Parlare anche di ciò che resta fuori
Desiderio, sessualità, genitorialità, lavoro, povertà, assistenza personale, dipendenza dai servizi, paura del futuro, corpi non conformi, diritto di scegliere. Il Disability Pride apre anche questi spazi, perché le persone con disabilità non sono solo pazienti, utenti, beneficiari o buoni esempi.
Domande per San Marino
Da qui può nascere il Manifesto
Quante persone con disabilità scelgono davvero dove vivere?
Quante possono uscire liberamente, anche la sera?
Quante vengono raccontate solo come storie di coraggio?
Quante partecipano alle decisioni pubbliche che le riguardano?
Un Manifesto non nasce al posto delle persone.
Nasce quando le voci trovano spazio, ascolto e conseguenze.